Correva l'anno 1850 e, secondo una convenzione mai formalizzata ma sempre più condivisa, la grappa compiva il 449° compleanno. Sempre nel 1850, il pignolo Servizio di Pesi e Misure della Provincia d'Ivrea redigeva un elenco degli utenti soggetti alla verifica periodica nel quale iscriveva, al numero 53, Battista Revel Chion attribuendogli, in quanto esercente di attività prevalente, la qualifica di distillatore.

Come la nascita della grappa è sicuramente anteriore al 1451 - ma si prende tale anno come dato ufficiale in quanto esiste un documento notarile - così la distilleria Revel Chion faceva forse fumare gli alambicchi già parecchio tempo prima, ma il più antico documento con data certa è quello citato.

Un altro, più giovane, ma non meno importante, risale al 1901 quando Bernardo Revel Chion, figlio di Giuseppe, ricevette dal sindaco di Chiaverano la polizza relativa ad un aumento di cauzione per il magazzino fiduciario annesso alla distilleria.

L'origine della Revel Chion non è comunque molto distante dalla fondazione della cooperazione di acquavitai costituita in Piemonte agli inizi del '700 sotto il regno di Vittorio Amedeo II di Savoia. La prova è data dalla citazione dell’attuale Presidente della distilleria, Alessandro Revel Chion, nato nella seconda metà del XVIII secolo, quale detentore di un alambicco.
Il Regno Sabaudo era uno stato ordinato e, soprattutto in fatto di acquavite, censiva meticolosamente, non senza fini di lucro, ogni fonte produttiva.
Nella sola Chiaverano, in quel 1848 passato dalla storia a fama proverbiale per i noti sommovimenti socio-politici, vennero contati venti alambicchi, saliti poi a trentuno nel 1885.

Erano sicuramente piccoli e per lo più a fuoco diretto se, tutti insieme, riuscivano a dare appena due mila litri di acquavite tassabile.
Ma costituivano il riflesso di un importante fenomeno agrario che aveva cambiato il volto della zona.
A partire dal 1700 nel Canavesano si innesca infatti un vistoso fenomeno che porta il vigneto a rubare la terra ai secolari boschi della Serra d'Ivrea.
Con fatiche immani si procede a terrazzare i declivi per renderli più facilmente coltivabili e la vite diventa la vera ricchezza del comprensorio.
A dimostrazione del fatto basta considerare le norme disciplinari che si susseguono, quasi senza soluzione di continuità, per creare un monito ben sanzionato a chiunque attenti l'integrità del vigneto, sia sotto il profilo strutturale che sotto quello furtaiolo dei preziosi grappoli d'uva.

E, dove c'è la vigna, si sa, arriva anche l'alambicco per consentire l'esaurimento della frazione alcolica presente nelle bucce degli acini d'uva al termine della fermentazione alcolica e dei sedimenti lasciati dal vino dopo i travasi.
Nei secoli scorsi gli alambicchi funzionavano forse più su questi ultimi che non sulle vinacce: esse infatti, una volta separato il vino, venivano aggiunte di acqua per preparare i vinelli e quindi, non di rado, erano così povere da non meritare l'uso della legna occorrente per la distillazione.

Man mano cresceva la vigna il contadino si trasformava in vitivinicoltore per poi specializzarsi, in qualche caso, nell'arte del lambiccare.

La distilleria Revel Chion nasce dunque dalla terra e dal lavoro di sette generazioni che, senza mai abbandonare Chiaverano, hanno via via adeguato l'azienda alle esigenze del momento senza mai tradire le origini e le tradizioni.