Non possiamo permetterci l'omologazione, non possiamo promettere di darvi grappe sempre uguali. Dai nostri avi abbiamo imparato ad amare la natura, ad amare le diversità che essa induce nelle cose come fonte di ricchezza.
Al nostro alambicco chiediamo solamente di eseguire fedelmente, in base ai nostri comandi, una blanda selezione di quanto la natura ha prodotto sui filari prima e in cantina poi. Per questo vi chiediamo di assaggiare con attenzione le nostre grappe valutando l'aspetto adamantino in quelle bianche e il cristallino dorato che distingue le invecchiate. Apprezzatene il profumo, a volte un po' ribelle, altre più suadente, ma sempre carico di mille note raffinate che riportano ai vigneti d'autunno e al bollire del mosto che si fa vino.
Centellinate schiacciando il sorso con la lingua per percepire l'ardore che subito manifestano e, in rapida successione, il ricco aroma che invade la bocca e a lungo vi permane. Per fare tutto questo utilizzate un calice di cristallo o, al massimo di sonoro vetro sottile, non troppo grande, ma neppure troppo piccolo: sui 120 ml è la misura giusta. Un calice, per avere uno stelo che mantenga il liquido lontano dalla vostra mano, racchiuso in un tulipano dove gli aromi giocano a nascondino sul liquido prima di giungere più concentrati - ma non molto - al vostro naso; il cristallo o il vetro sonoro per la coerenza con l'immaterialità di ciò che state assaporando.

E fate attenzione alla temperatura: le acqueviti hanno conosciuto i rigori del fuoco e amano il fresco, a volte il freddo degli inverni delle nostre valli.
Per metterla in gradi centigradi, non più di 18 per la grappa invecchiata, tra i 10 e i 12 per le grappe giovani.

In genere la grappa ama essere sorseggiata tutta sola, anche se si è in buona compagnia, ma se volete accompagnarla con qualcosa di Chiaverano, per provare un brivido insolito, provate a sposarla con il tomino piccante, meglio se spalmato sul pane e fatto poi liquefare al calore della brace ardente.